La Strega

La Strega

Gli abeti secolari, i faggi sornioni e le nocciole tintinnanti della Val Bruna assaporavano la brezza tiepida che dal piano saliva verso le cime delle montagne. I rami ondeggiavano pigramente alla luce del sole. Nel sottobosco tutto sembrava calmo e tranquillo. Solo pochi raggi di sole giungevano sul tappeto di muschio popolato da lombrichi furtivi, bruchi mangioni, formiche operose, funghi boletosi, ragni salterini e grilli muti.
La ragazza passeggiava tra le felci, vicino al ruscello. Il battito del mondo cercava di rassicurarla, ma il suo volto era adombrato.

Fiume piccolo ed ombroso
la tua acqua scorre al mare
dimmi piccolo scontroso
dimmi cosa posso fare
Qui la storia s’ingarbuglia
qui il futuro si fa bigio
sarà presto parapiglia
sarà presto tutto grigio

Oh mia piccola fanciulla
son ruscello e non son fiume
la mia tenue campanella
smorza presto in acque brune
Chiedi al faggio assai più saggio
dove volgere i tuoi passi
se più in basso verso il poggio
se più in alto neve e sassi

Faggio grande faggio chiaro
le tue chiome danno al sole
dimmi quello che io spero
dimmi presto le parole
che io cerco nella notte
e non trovo nel mio cuore
le parole che non dette
non mi fanno respirare

Oh mia tenera piantina
io non sono quel che cerchi
ma la strada è assai vicina
tra le felci e tra gli sterpi
chiedi alla vecchia del bosco
che rinasce ogni anno per noi
chiedi alla rossa Amanita
per sapere quello che vuoi

La ragazza entrò nel fitto dei rami, per cercare Amanita. La trovò addormentata su un tappeto di muschio, vecchia più del bosco stesso ma appena nata, ché non serve una notte intera perché amanita si svegli. Si sedette di fronte a lei e aspettò. Amanita si svegliò, la guardò e disse:

«Mangiami».

La ragazza mangiò. Ed ebbe la sua visione.

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